A margine dell’ultimo Consiglio comunale

Non mi sottraggo al dovere di esprimere un mio modesto parere politico sull’attuale situazione amministrativa con particolare riferimento a quanto accaduto nell’ultima seduta del Consiglio comunale.

Parto dalla saggezza antica: “Nessun vento è propizio al marinaio che non sa a quale porto approdare”.

Questo principio vale soprattutto in politica. L’azione politica per essere produttiva deve essere indirizzata a un traguardo, ad un “porto” e, lungo questo cammino, “governare “ la nave affrontando i venti contrari, le secche, le scogliere, le maree. Certe volte occorrerà deviare la rotta, tornare indietro, cambiare le vele ecc.   Questo perché nel raggiungimento di un traguardo bisogna fare i conti con la realtà oggettiva (non quella che immaginiamo) e, purtroppo, non sempre la via più corta è la più breve.

Qual è il porto cui si vuole approdare ?

– “Far cadere l’Amministrazione e….po’ se ne parla “      oppure

– “ L’attuale amministrazione deve andare via perché perniciosa per la Città. Noi siamo preparati a governarla; siamo e vogliamo essere un’alternativa eticamente e politicamente diversa”.

Diversa perché ad un amministrare finalizzato all’esaltazione dell’”io” vogliamo passare ad un’amministrazione del “noi” tesa al raggiungimento del “bene comune”.

Diversa perché alla Città del rancore, dell’ingiuria, della contumelia, della continua tensione, si vuole sostituire la Città della coesione, della pacificazione, del rispetto reciproco, della serenità e del sorriso nel rispetto rigoroso delle norme e delle leggi

Diversa perché al mondo intero vogliamo dire e dimostrare che Marcianise non è la Città dell’illegalità, del malaffare e della corruzione ma una Città sana e ricca di valori civili e sociali.

Diversa perché a una Città con sindaco scortato dalla polizia vogliamo sostituire una Città con un sindaco scortato dal popolo e dai suoi concittadini.

Fatta questa premessa, cerchiamo di analizzare e valutare il recente Consiglio comunale che, secondo le attese abbastanza diffuse, doveva portare alla defenestrazione del sindaco e che, invece, si è concluso con un nulla di fatto.

Per quanti avevano lavorato per “liberare la Città dal tiranno”, il risultato del Consiglio comunale è stato deludente.

Per quanto mi riguarda, ritengo questo un giudizio sommario e superficiale.

Penso, infatti, che il risultato, se pur non ottimale, sia stato abbastanza positivo, anzi (nessuno si scandalizzi !!) in qualche modo, è il migliore risultato che si poteva ottenere.

Cerco di spiegarmi.

E’ vero che, oggi, il sindaco sta perdendo sempre maggiori consensi presso la pubblica opinione ma, con tutti i poteri mediatici di cui dispone e che egli utilizza con grande abilità e spregiudicatezza, allo stato, se mandato a casa, avrebbe potuto ancora blaterare di essere vittima di una congiura e di essere “sotto attacco” da parte degli affaristi ecc. ecc con le puntuali veline inviate a colleghi della stampa, della radio e della televisione e, forse,……… anche la richiesta, oltre che della scorta, anche di una macchina blindata.

Siamo proprio certi che la pubblica opinione ( e non solo ) non sarebbe caduta ancora una volta nella rete di uno storytelling , una narrazione abile quanto cinica e spregiudicata ?

Credo che l’ultimo Consiglio comunale, invece, ci abbia consegnato un “re nudo”, un personaggio nella sua concretezza e realtà più vera; un personaggio che, pur di mantenere il potere è disposto a tutto, a rimangiarsi provvedimenti da lui stesso, fino al giorno prima, ritenuti fondamentali ed essenziali per lo sviluppo della Città. Professionisti fino al giorno prima ritenuti indispensabili per un “efficiente funzionamento della macchina amministrativa” e a cui fino alla sera precedente erano state date ampie assicurazioni sulla loro permanenza, vengono mandati via senza tanti scrupoli.

I fatti e non le narrazioni abilmente costruite, ci consegnano un personaggio che gioca con disinvoltura e senza tanti scrupoli sulle persone e sulla loro dignità. Sì, dignità perché se i consulenti sono stati mandati via si potrebbe, nella pubblica opinione, pensare che essi “non servivano” e che stavano sul Comune solo per “grazia ricevuta”. (Di, almeno, uno di essi, invece, sappiamo bene della professionalità, dell’intelligenza, dell’impegno e della competenza).

I fatti ci dimostrano di trovarci di fronte ad un amministratore che assume iniziative secondo la sua convenienza e il proprio tornaconto, incurante del bene della Città. Infatti, delle due l’una: o questi professionisti erano effettivamente indispensabili per il funzionamento della macchina comunale e, allora, perché mandarli via? Oppure, questi professionisti non erano funzionali e, allora, perché abbiamo speso finora migliaia e migliaia di euro per mantenerli ? Da qui non si scappa.

Il “re è nudo”. Bisogna continuare a denudarlo. Far venir fuori tutta l’incompetenza amministrativa, l’incapacità politica, l’autostima ipertrofica, il suo disprezzo per gli altri, la sua assoluta mancanza di freno e remora morale nel calunniare, nell’insinuare e nel denigrare.

L’opposizione, nell’evidenziarne la cattiveria di uomo, dovrà continuerà a fare un’opposizione “politica” vera, fondata su fatti, sulla denuncia dei problemi irrisolti, dimostrando che, al della cortina fumogena, questa Città non cresce, non si sviluppa, che la sua economia regredisce e che, soprattutto, ogni giorno il tessuto sociale viene avvelenato dall’ingiuria gratuita, dall’accusa lanciata nel mucchio, generica , allusiva, generatrice di odio e di rancore che dai padri sarà trasmessa ai figli. Altro che “Terra dei fuochi”!

Su questa base si dovrà costruire in Consiglio comunale una maggioranza politica.

E, per “il re nudo” non ci sarà più scampo. Sarà “carta conosciuta”.

Un’ultima osservazione. Ho avuto modo di ascoltare la registrazione dell’intervento di Dario Abbate in Consiglio comunale. Veramente intenso e solido, appassionato e ricco di spunti. Mi è piaciuto. C’è una parte, però, che mi è piaciuta meno e che non mi sento di condividere. Mi riferisco alle sue poco velate accuse, ad allusioni sorrette dal nulla, ribadite in un post il giorno successivo….” non tutti sono uomini di parola………” ecc.

Espressioni sicuramente giustificate dalla delusione ma poco accorte sulla bocca di un dirigente politico del suo calibro.

A questo punto torno all’introduzione di questa riflessione e pongo alcune domande.

Qual è il porto verso il quale ci si vuole dirigere ?

Si è interessati solo a storie personali e a fortune individuali ? oppure, si vuole costruire con umiltà e generosità una forza politica che sia alternativa nel governo della Città ?

Si pensa che individualmente si hanno poteri “taumaturgici” oppure si è convinti che c’è bisogno di un “noi-partito” forte e coeso ?

Pensiamo che il PD (il discorso si estende anche agli altri partiti) abbia un senso e una “missione” ?

Si ritiene opportuno che esso sia unito? E che, quindi, l’unità sia l’obiettivo primario che i dirigenti debbano porsi ?

Dalle risposta che si danno scaturiscono i comportamenti, (tenendo anche presente, che gli elettori sono abbastanza intelligenti per capire dai comportamenti quali sono le risposte alla domande di cui sopra e, quindi , per dare un giudizio)

Vengo al mio amichevole dissenso con Abbate.

Fino a prova contraria, il comportamento dei consiglieri Frattolillo, Gaglione, Guerriero, Laurenza e Rondello non risulta inficiato da alcuna “transazione”. Anzi, essi, secondo me, hanno tenuto un comportamento politicamente avveduto, serio e corretto.

Avevano necessità di evitare che nei loro confronti si potesse muovere l’accusa di “una congiura di palazzo” (per eterogenesi dei fini, questa, poteva ritorcersi contro di loro) e, nello stesso tempo, mantenere salda l’unità e la compattezza del gruppo.

Agli occhi degli elettori bisognava chiarire bene che la loro non era un’ imboscata tesa a tradimento ma un deciso e motivato dissenso politico.

Un dissenso politico su temi e problemi concreti, su fatti amministrativi di notevole importanza (no ad aumento delle tasse comunali, no al depauperamento del patrimonio comunale, no a spese inutili, sì alla valorizzazione delle risorse umane di cui si dispone ecc.).

Finalmente in un contesto di (presunta) politica, basata sulle contumelie, sulle ingiurie e sulle offese gratuite, questi consiglieri sono passati alla politica vera, a quella che parla dei cittadini e dei loro problemi. Di questo va loro dato atto.

Il loro è stato uno scontro duro ed inflessibile. Alla fine, hanno avuto la meglio : le loro posizioni sono state subite ed accettate ottenendo, comunque, un grande risultato : chiarire la reale natura del “personaggio”.

Con loro bisogna continuare a dialogare nella ricerca di una unità fondamentale per dare alla Città un’amministrazione fatta di persone preparate e responsabili.

 

Per concludere: ritengo che a Marcianise , per fortuna, abbiamo persone politicamente preparate ed amministrativamente competenti. Bisogna valorizzare queste potenzialità. Questo si può fare solo se mettiamo in campo disponibilità, empatia e generosità.

Se si vuole veramente bene alla città e se si è convinti delle idee e dei valori di cui si è portatori, occorre :

– unire le forze, abbandonando “ripicche” e contrasti personali “

– ritornare alla “politica vera”, quella che non si risolve nell’offesa e nella contumelia, ma che mette al centro della propria riflessione i problemi reali e le necessità concrete dei cittadini.

– restituire valore ad un partito, aperto e democratico, strumento di confronto e di partecipazione e democrazia.

Questo potrebbe essere il “porto”.

La rotta da seguire dovà essere il frutto di un lavoro fatto insieme.