A margine delle amministrative

4 novembre 2020 San Carlo Borromeo

 

All’indomani delle recenti elezioni amministrative, a parte l’euforia (poco comprensibile nella sua scompostezza) dei vincitori e il senso di frustrazione (chiusa in se stessa, e, quindi, sterile e improduttiva) dei perdenti, non mi pare che ci sia stato un qualche tentativo di analisi del risultato. Non ho sentito di direttivi o assemblee chiamate a fare l’analisi del voto.

La cosiddetta classe politica locale fa come quel tale che sentendosi male, va dal medico, si fa prescrivere degli esami di laboratorio, fa il prelievo, ritira i risultati ma non li legge e non li analizza per cercare di capire cosa è che non va bene.

E, così, nessuna terapia viene attivata e, così, le sue condizioni di salute non migliorano e, così, purtroppo per lui, queste resteranno sempre le stesse.

Credo che i risultati del voto ci dicano alcune cose e ci pongano alcune domande .

1) L’affluenza ridotta ci dice della disaffezione dei cittadini.
Quale la causa ? Che fare ? Il problema della partecipazione popolare come momento di crescita comunitaria è un problema che interessa la classe politica?

2) Il sindaco sicuramente ha vinto (chapeau !) ma solo per una manciata di voti e, rispetto alla precedente elezione ha perso circa 5.000 voti. Cioè, 5000 persone gli hanno tolto la fiducia. Adesso, rappresenta l’intera città ma solo una metà di quelli che hanno votato (a loro volta quasi la metà degli aventi diritto al voto) lo hanno prescelto.
Dice qualche cosa questo dato? Servirà a condizionare e a indirizzare i comportamenti e gli atteggiamenti di tutti partendo dal sindaco stesso ?

3) I consensi ottenuti nel 2016 erano il frutto di un abile storytelling e di una raffinata applicazione dei principi di propaganda politica di Goebbles, mediati attraverso il grillismo (prima maniera) e il salvinismo attuale.
La facilità e l’abilità nello scrivere, ha permesso di costruire “in laboratorio” il personaggio dell’eroe onnicapace e inflessibile che combatte contro i nemici della città, incapaci, disonesti, corrotti e camorristi.

Rispetto a questa situazione, che tipo di opposizione dovrà essere fatta ?
Opposizione frontale fatta di attacchi personali e di denunce in attesa d’interventi esterni alla politica? Oppure un’opposizione squisitamente politica e non generica ma mirata e calibrata rispetto alle caratteristiche dell’avversario?

4)Il voto ci dice che, contrariamente alle elezioni del 2016, non è il candidato sindaco che ha trascinato dietro di sé le liste collegate. Al contrario.

Rispetto a questo dato, che atteggiamento assumeranno i consiglieri di maggioranza?
Gregge belante o amministratori leali e corretti ma capaci di rivendicare il proprio ruolo ed esigere il rispetto della propria dignità di persone e di eletti dal popolo ?

6) Gli assessori che sono stati nominati, certamente sono persone rispettabili e di primo ordine, ma sono consapevoli di non aver avuto un premio, o un giocattolo con cui trastullarsi, quanto piuttosto di essere stati caricati di una grande responsabilità di cui devono rendere conto ogni giorno?

Cosa faranno ? Ci sarà qualcuno capace di far capire due cose: la prima che Marcianise non è un paesino di montagna; la seconda (la più importante), che, in politica, la forma più alta di disonestà è l’incompetenza ?

7) La campagna elettorale pare che sia stata fatta solo per stabilire il sindaco e non, anche per il rinnovo del Consiglio comunale.
Perché ? Non è questo un pericoloso vulnus democratico ? Come si intende intervenire ? In particolare cosa si farà per recuperare e rivendicare l’importanza e la dignità del Consiglio comunale e dei singoli consiglieri ?

8) Il grande assente in questa campagna elettorale è stato il “pensiero”: nessuna idea, nessuna visione, nessun orizzonte, nessuna strategia per lo sviluppo della città; nessuna affermazione di principi e di valori.
Perché? Quale la causa? Quali le conseguenze? Questo stato di cose è utile per la città? Cui prodest? A chi giova?

9) Quelli che appartengono ad un partito politico, ritengono che oltre che utilizzare strumentalmente il simbolo o il logo,  debbono testimoniarne e raccontarne anche il pensiero e le idee?
Quelli che pensano di essere capi-partito, riusciranno a capire che il partito non è il pacchetto di tessere che detengono, ma un organismo democratico, luogo di discussione, aperto alla partecipazione e al confronto ?

10) Capiranno i più avveduti tra i cittadini che ognuno deve dare il proprio contributo giorno per giorno e non ci si può distrarre e interessarsi della cosa pubblica solo alla vigilia delle elezioni?

Ognuno deve fare la propria parte.

10 osservazioni con tanti interrogativi.

Mi aiutate ad analizzare meglio e a dare delle risposte ?

” Ius soli “

Condivido nella forma e nella sostanza e nei tempi e nei modi, la posizione di Zingaretti sullo “ius soli”, espressa a Bologna.

Basta con i tatticismi e con i rinvii. Basta con i calcoli. Basta con il “non è il momento opportuno”

E’ questo tatticismo esasperato, questo rinviare “per ragioni di opportunità”, che ha fatto perdere l’anima alle forze democratiche e progressiste del Paese facendole entrare in una zona grigia dove i contorni sfumano e i lineamenti si annullano.

Una zona incolore dove non c’è più identità. E le forze politiche che non hanno una sicura identità sono inutili, superflue e inaffidabili.

Quando di fronte ad un problema si nasconde la testa nella sabbia e non si assumono posizioni precise e chiare  non solo non si pigliano voti da chi è contrario, ma nemmeno da chi è favorevole.

Le “sardine” ci dimostrano che c’è un’Italia sana e democratica che va in cerca di qualcuno che la rappresenti ma trova difficoltà ad individuarla !!

La “spocchia” che da fastidio

A Marcianise, Il ritardo della “sinistra” rispetto alle prossime amministrative è gravissimo.

La destra non ha problemi. Da forza “conservatrice”, il suo programma sarà quello di “conservare” l’esistente, migliorandolo, in modo onesto e trasparente .    La destra non dice che vuole cambiare le cose, dice solo che le vuole amministrare bene e migliorarle.

Così non è per la sinistra .

La sinistra ha la presunzione e l’ambizione di essere “sinistra”, cioè una “forza progressista e riformista”, una forza che ambisce a cambiare, a riformare l’esistente,facendolo progredire nella direzione di un ampliamento degli spazi, di democrazia, di libertà e di giustizia sociale.

In un corretto rapporto con gli elettori, questo non può essere solo un’affermazione di principio. Deve tradursi in fatti, in azioni precise e concrete, cioè, in un programma politico-amministrativo. Bisogna dire cosa concretamente cosa s’intende, cosa significa “volontà di ampliare gli spazi di libertà , di democrazia e di giustizia sociale “

Se questo non avviene è più che giustificata l’accusa di essere solo “spocchiosi”                                                                                                                           Ed è la “spocchia” che rende fastidiosa la sinistra agli elettori .

Hanno torto ?

 

A margine dell’ultimo Consiglio comunale

Non mi sottraggo al dovere di esprimere un mio modesto parere politico sull’attuale situazione amministrativa con particolare riferimento a quanto accaduto nell’ultima seduta del Consiglio comunale.

Parto dalla saggezza antica: “Nessun vento è propizio al marinaio che non sa a quale porto approdare”.

Questo principio vale soprattutto in politica. L’azione politica per essere produttiva deve essere indirizzata a un traguardo, ad un “porto” e, lungo questo cammino, “governare “ la nave affrontando i venti contrari, le secche, le scogliere, le maree. Certe volte occorrerà deviare la rotta, tornare indietro, cambiare le vele ecc.   Questo perché nel raggiungimento di un traguardo bisogna fare i conti con la realtà oggettiva (non quella che immaginiamo) e, purtroppo, non sempre la via più corta è la più breve.

Qual è il porto cui si vuole approdare ?

– “Far cadere l’Amministrazione e….po’ se ne parla “      oppure

– “ L’attuale amministrazione deve andare via perché perniciosa per la Città. Noi siamo preparati a governarla; siamo e vogliamo essere un’alternativa eticamente e politicamente diversa”.

Diversa perché ad un amministrare finalizzato all’esaltazione dell’”io” vogliamo passare ad un’amministrazione del “noi” tesa al raggiungimento del “bene comune”.

Diversa perché alla Città del rancore, dell’ingiuria, della contumelia, della continua tensione, si vuole sostituire la Città della coesione, della pacificazione, del rispetto reciproco, della serenità e del sorriso nel rispetto rigoroso delle norme e delle leggi

Diversa perché al mondo intero vogliamo dire e dimostrare che Marcianise non è la Città dell’illegalità, del malaffare e della corruzione ma una Città sana e ricca di valori civili e sociali.

Diversa perché a una Città con sindaco scortato dalla polizia vogliamo sostituire una Città con un sindaco scortato dal popolo e dai suoi concittadini.

Fatta questa premessa, cerchiamo di analizzare e valutare il recente Consiglio comunale che, secondo le attese abbastanza diffuse, doveva portare alla defenestrazione del sindaco e che, invece, si è concluso con un nulla di fatto.

Per quanti avevano lavorato per “liberare la Città dal tiranno”, il risultato del Consiglio comunale è stato deludente.

Per quanto mi riguarda, ritengo questo un giudizio sommario e superficiale.

Penso, infatti, che il risultato, se pur non ottimale, sia stato abbastanza positivo, anzi (nessuno si scandalizzi !!) in qualche modo, è il migliore risultato che si poteva ottenere.

Cerco di spiegarmi.

E’ vero che, oggi, il sindaco sta perdendo sempre maggiori consensi presso la pubblica opinione ma, con tutti i poteri mediatici di cui dispone e che egli utilizza con grande abilità e spregiudicatezza, allo stato, se mandato a casa, avrebbe potuto ancora blaterare di essere vittima di una congiura e di essere “sotto attacco” da parte degli affaristi ecc. ecc con le puntuali veline inviate a colleghi della stampa, della radio e della televisione e, forse,……… anche la richiesta, oltre che della scorta, anche di una macchina blindata.

Siamo proprio certi che la pubblica opinione ( e non solo ) non sarebbe caduta ancora una volta nella rete di uno storytelling , una narrazione abile quanto cinica e spregiudicata ?

Credo che l’ultimo Consiglio comunale, invece, ci abbia consegnato un “re nudo”, un personaggio nella sua concretezza e realtà più vera; un personaggio che, pur di mantenere il potere è disposto a tutto, a rimangiarsi provvedimenti da lui stesso, fino al giorno prima, ritenuti fondamentali ed essenziali per lo sviluppo della Città. Professionisti fino al giorno prima ritenuti indispensabili per un “efficiente funzionamento della macchina amministrativa” e a cui fino alla sera precedente erano state date ampie assicurazioni sulla loro permanenza, vengono mandati via senza tanti scrupoli.

I fatti e non le narrazioni abilmente costruite, ci consegnano un personaggio che gioca con disinvoltura e senza tanti scrupoli sulle persone e sulla loro dignità. Sì, dignità perché se i consulenti sono stati mandati via si potrebbe, nella pubblica opinione, pensare che essi “non servivano” e che stavano sul Comune solo per “grazia ricevuta”. (Di, almeno, uno di essi, invece, sappiamo bene della professionalità, dell’intelligenza, dell’impegno e della competenza).

I fatti ci dimostrano di trovarci di fronte ad un amministratore che assume iniziative secondo la sua convenienza e il proprio tornaconto, incurante del bene della Città. Infatti, delle due l’una: o questi professionisti erano effettivamente indispensabili per il funzionamento della macchina comunale e, allora, perché mandarli via? Oppure, questi professionisti non erano funzionali e, allora, perché abbiamo speso finora migliaia e migliaia di euro per mantenerli ? Da qui non si scappa.

Il “re è nudo”. Bisogna continuare a denudarlo. Far venir fuori tutta l’incompetenza amministrativa, l’incapacità politica, l’autostima ipertrofica, il suo disprezzo per gli altri, la sua assoluta mancanza di freno e remora morale nel calunniare, nell’insinuare e nel denigrare.

L’opposizione, nell’evidenziarne la cattiveria di uomo, dovrà continuerà a fare un’opposizione “politica” vera, fondata su fatti, sulla denuncia dei problemi irrisolti, dimostrando che, al della cortina fumogena, questa Città non cresce, non si sviluppa, che la sua economia regredisce e che, soprattutto, ogni giorno il tessuto sociale viene avvelenato dall’ingiuria gratuita, dall’accusa lanciata nel mucchio, generica , allusiva, generatrice di odio e di rancore che dai padri sarà trasmessa ai figli. Altro che “Terra dei fuochi”!

Su questa base si dovrà costruire in Consiglio comunale una maggioranza politica.

E, per “il re nudo” non ci sarà più scampo. Sarà “carta conosciuta”.

Un’ultima osservazione. Ho avuto modo di ascoltare la registrazione dell’intervento di Dario Abbate in Consiglio comunale. Veramente intenso e solido, appassionato e ricco di spunti. Mi è piaciuto. C’è una parte, però, che mi è piaciuta meno e che non mi sento di condividere. Mi riferisco alle sue poco velate accuse, ad allusioni sorrette dal nulla, ribadite in un post il giorno successivo….” non tutti sono uomini di parola………” ecc.

Espressioni sicuramente giustificate dalla delusione ma poco accorte sulla bocca di un dirigente politico del suo calibro.

A questo punto torno all’introduzione di questa riflessione e pongo alcune domande.

Qual è il porto verso il quale ci si vuole dirigere ?

Si è interessati solo a storie personali e a fortune individuali ? oppure, si vuole costruire con umiltà e generosità una forza politica che sia alternativa nel governo della Città ?

Si pensa che individualmente si hanno poteri “taumaturgici” oppure si è convinti che c’è bisogno di un “noi-partito” forte e coeso ?

Pensiamo che il PD (il discorso si estende anche agli altri partiti) abbia un senso e una “missione” ?

Si ritiene opportuno che esso sia unito? E che, quindi, l’unità sia l’obiettivo primario che i dirigenti debbano porsi ?

Dalle risposta che si danno scaturiscono i comportamenti, (tenendo anche presente, che gli elettori sono abbastanza intelligenti per capire dai comportamenti quali sono le risposte alla domande di cui sopra e, quindi , per dare un giudizio)

Vengo al mio amichevole dissenso con Abbate.

Fino a prova contraria, il comportamento dei consiglieri Frattolillo, Gaglione, Guerriero, Laurenza e Rondello non risulta inficiato da alcuna “transazione”. Anzi, essi, secondo me, hanno tenuto un comportamento politicamente avveduto, serio e corretto.

Avevano necessità di evitare che nei loro confronti si potesse muovere l’accusa di “una congiura di palazzo” (per eterogenesi dei fini, questa, poteva ritorcersi contro di loro) e, nello stesso tempo, mantenere salda l’unità e la compattezza del gruppo.

Agli occhi degli elettori bisognava chiarire bene che la loro non era un’ imboscata tesa a tradimento ma un deciso e motivato dissenso politico.

Un dissenso politico su temi e problemi concreti, su fatti amministrativi di notevole importanza (no ad aumento delle tasse comunali, no al depauperamento del patrimonio comunale, no a spese inutili, sì alla valorizzazione delle risorse umane di cui si dispone ecc.).

Finalmente in un contesto di (presunta) politica, basata sulle contumelie, sulle ingiurie e sulle offese gratuite, questi consiglieri sono passati alla politica vera, a quella che parla dei cittadini e dei loro problemi. Di questo va loro dato atto.

Il loro è stato uno scontro duro ed inflessibile. Alla fine, hanno avuto la meglio : le loro posizioni sono state subite ed accettate ottenendo, comunque, un grande risultato : chiarire la reale natura del “personaggio”.

Con loro bisogna continuare a dialogare nella ricerca di una unità fondamentale per dare alla Città un’amministrazione fatta di persone preparate e responsabili.

 

Per concludere: ritengo che a Marcianise , per fortuna, abbiamo persone politicamente preparate ed amministrativamente competenti. Bisogna valorizzare queste potenzialità. Questo si può fare solo se mettiamo in campo disponibilità, empatia e generosità.

Se si vuole veramente bene alla città e se si è convinti delle idee e dei valori di cui si è portatori, occorre :

– unire le forze, abbandonando “ripicche” e contrasti personali “

– ritornare alla “politica vera”, quella che non si risolve nell’offesa e nella contumelia, ma che mette al centro della propria riflessione i problemi reali e le necessità concrete dei cittadini.

– restituire valore ad un partito, aperto e democratico, strumento di confronto e di partecipazione e democrazia.

Questo potrebbe essere il “porto”.

La rotta da seguire dovà essere il frutto di un lavoro fatto insieme.

 

Dittatura democratica

” Nessuna dittatura è durata a lungo. Innanzitutto perchè un uomo non può comandare un regno da solo, ma si deve servire di collaboratori e di familiari , e chiunque sia al servizio di un potente, per quanto in una posizione di forza , finisce per odiarlo…”                                                                                                                                                                                                                              (Vittorino Andreoli : “Il rumore delle parole” ).

“Esistono casi di “dittatura democratica”. I due termini sono o dovrebbero essere in contraddizione tra loro ma non è sempre così. Sto parlando di dittature mascherate, dove il dittatore sceglie, per dominare, il sistema democratico, svuotandolo però del suo significato originale . ….Tutto parte da un paranoico, da un vero dittatore con il culto della personalità, una stima di sé all’eccesso, tratti deliranti e in qualche momento soggetti a sconfinamenti nel vero e proprio delirio di grandezza.                                              digrandezza.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Si attornia di fedeli, scelti non per la corrispondenza di programmi politici, ma sul piano della devozione, della dedizione totale, e costituisce una corte che lo ama, ricevendo in cambio una quantità di vantaggi a cui è difficile rinunciare. Insomma si forma un vero caporalato disposto a tutto, in grado solo di eseguire e obbedire.”                                                                                      (Vittorino Andreoli : “Il rumore delle parole” ) .

Non mi impressiona il dittatore ma la corte supina e belante.

 

Quando gli Italiani erano “negri”

Chi ha subito ingiustizie nel passato, chi ha pagato sulla propria pelle la cattiveria degli altri,  chi, nel passato, come essere umano è stato vittima dell’odio derivante da pregiudizi e da razzismo, dovrebbe essere nella posizione giusta per comprenderne e, nello stesso tempo rifiutarne e denunciarne l’assurdità e l’irrazionalità .

Nel passato gli Italiani, costretti dalla fame e dalla miseria ad emigrare in Paesi stranieri, furono oggetto di spregevoli pregiudizi e di un feroce razzismo.

Ne ricordiamo solo alcuni:

Negli Stati Uniti.

1) In una società costruita sull’idea della superiorità dei bianchi anglo-sassoni si diceva che gli Italiani non erano del tutto bianchi, ma avevano nelle vene quella che i razzisti americani chiamavano “la goccia nera”.

– Significativo il caso del famoso processo “Alabama versus Rollins”. Un uomo di colore , tale Jim Rollins, fu condannato in primo grado per il reato di “miscegenation ( reato di mescolanza di razze) per aver avuto rapporti sessuali con una donna bianca. Rollins appellò la sentenza portando come difesa il fatto che la donna con cui aveva avuto il rapporto “ non era bianca ma italiana” e precisamente siciliana. La Corte, per il pregiudizio della “goccia nera” del sangue della donna, accolse la tesi difensiva e il Rollins fu assolto in secondo grado.

– Altrettanto significativo il caso del linciaggio degli Italiani a New Orleans.                                                                                                        Nel 1891 venne assassinato in un’imboscata il capo della polizia di New Orleans. Il sindaco ordino’ alla polizia “arrestate ogni italiano che incontrate!”. Si diede piu’ peso all’ipotesi del delitto mafioso, che non a quella del delitto politico.                                                              Al processo il pubblico ministero non riusci’ a produrre elementi e prove sufficienti per far condannare il gruppo di Italiani. Il giorno dopo, il 14 marzo 1891, migliaia di cittadini di New Orleans gridando “impicchiamo i dagos” assalirono la prigione dove gli Italiani erano detenuti e ne uccisero 11: alcuni con armi da fuoco, altri impiccandoli, altri ancora a bastonate.

2) Il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973, affermò: “Non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto“.

In Australia , a proposito degli Italiani, si parlava “dell’invasione della pelle oliva” E ancora una razza inferiore” ; “ una stirpe di assassini, anarchici e mafiosi“.  Gli italiani non si lavano, puzzano d’aglio, si addensano anche in dieci in una stanza, usano in modo indecente il gabinetto, rubano, chiedono l’elemosina in modo insistente, suonano rudimentali strumenti accompagnandosi a scimmie o topi ammaestrati, sfruttano i bambini per suscitare pietà quando non li spingono a prostituirsi

– Dall’Ufficio immigrazione venivano schedati “Coloured, Semi-White oppure Olive

– Nel 1934 le case abitate dai provenienti dal Sud Europa vennero incendiate e gli Italiani, gli Jugoslavi e i Greci dovettero scappare dalla città

In Svizzera Ai nostri connazionali non era consentito neanche l’accesso alla sala d’aspetto di terza classe nelle stazioni ferroviarie.

Francia

Alla fine dell’800 gli Italiani furono vittime di autentiche persecuzioni a sfondo razzista.                                                                         L’episodio più grave si ebbe ad Aigues-Mortes, nel sud della Francia. Qui gli Italiani trovavano da lavorare come operai nelle saline. Erano mal tollerati dai locali perché erano ritenuti “ladri di lavoro” A seguito di una rissa sul posto di lavoro tra Italiani e Francesi , corse voce che dei Francesi erano morti. Da qui nacque una vera e proprio caccia all’umo contro gli immigrati Italiani. Fu una vera e proprio strage. Il “Times” parlò di cinquanta immigrati Italiani uccisi e un centinaio di feriti.

 

Da queste esperienze dovremmo essere nella condizione giusta per comprendere l’assurdità e l’irrazionalità dei pregiudizi e del razzismo. Considerato che un trattamento disumano noi Italiani l’abbiamo subito nel passato, proprio noi dovremmo tentare, nel pieno rispetto di norme e regole precise, di essere più umani e trattare con dignità tutte quelle persone che scappano dalla guerra o da altre situazioni di povertà.

Purtroppo abbiamo una memoria labile

Nel suo romanzo “Babbitt” del 1922  lo statunitense Harry Sinclair Lewis, premio Nobel per la letteratura, fortemente critico nei confronti dei costumi , degli stereotipi e del perbenismo borghese della classe media americana, con forte spirito satirico, affermava un’altra cosa che dobbiamo fare… è tenere quei dannati stranieri fuori dal Paese. Grazie a Dio stanno mettendo un limite all’immigrazione. Questi dagoes devono imparare che questo è il paese dell’uomo bianco e che non sono desiderati qui ”                                                                                                                                                                                                                                                      I “dagoes”, indesiderati, era un soprannome dispregiativo per indicare gli Italiani (“day goes” , cioè,pagati a giornata)

 

Dopo 100 anni sono quasi le stesse parole che un ministro della Repubblica italiana, riserva agli immigrati Africani , dopo che le stesse parole, una diecina di anni prima, le aveva riservato ai meridionali emigrati al nord.

La storia è sviluppo d’ideali, avanzamento di civiltà, progresso di umanità.

Con questo personaggio la storia torna indietro !!

La conoscenza e la consapevolezza delle cause e delle ragioni delle sofferenze patite, porta a rifiutarle, ad evitarle.  Quando questo avviene, la storia avanza.

Quando se ne perde il ricordo la storia torna indietro.

….e non c’era nessuno più a protestare

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Martin Niemöller (1892-1984)

La processione di Venere, Venera, santa Veneranda

4 maggio 2017   S.Silvano

La processione di santa Venere fu soppressa circa 40 anni fa dall’allora Parroco del Duomo, il Primicerio don Gaetano Rossano, figura eccelsa di sacerdote, uomo di vasta cultura, di fede profonda e di solida dottrina teologica.

La decisione non fu facile. Da una parte la comodità del “laissez-faire”, dall’altra la responsabilità del pastore chiamato a guidare il suo popolo.

La scelta fu il frutto di un’analisi e di una riflessione scrupolosa del problema. Come spesso accadeva, don Gaetano, volle discuterne anche con me.

Il Primicerio Rossano, pur convinto che solo la Liturgia è “fonte e culmine della vita della Chiesa”, riconosceva che nella vita spirituale dei fedeli vi è tutta una serie di devozioni, riti, orazioni, private o comunitarie, in cui il popolo, soprattutto quello più semplice, si esprime e più facilmente si ritrova.

I sindaci e le ripe di santa Venere

Non si può dire che non si sia documentato ! Sono andato a verificare.

Effettivamente dal dopoguerra ad oggi, sono stati proprio 15 i sindaci che si sono succeduti alla guida del Comune di Marcianise. (Tartaglione, Viciglione, Iovine, Lasco, Trombetta, Errico, Capone, Gaglione, De Martino, Squeglia, Zarrillo Foglia, Fecondo, Tartaglione, De Angelis ).

“I quindici sindaci che abbiamo avuto finora non hanno saputo guardare oltre le ripe di Santa Venere”.     E’ quanto è stato esplicitamente dichiarato da uno stretto congiunto del candidato sindaco Velardi . E’ quanto lo stesso candidato sindaco va argomentando.

Date a Cesare quello che è di Cesare …………..Il caso di via Lucania

a.s.(Pubblico questa nota all’indomani della chiusura dei seggi elettorali. Non per rispetto di qualcuno ma solo del mio modo di essere )

Certi amministratori avranno pure avuto grandissimi meriti , ma non possono ascriversi meriti che assolutamente non hanno. E’ il caso di via Lucania, la strada che dalla Piazza della Stazione porta a via Clanio, finalmente realizzata ed entrata in esercizio con notevolissimi benefici per i cittadini di Marcianise.
Su questo problema, un’informazione, come al solito disinformata o male informata, oltre che qualche post su facebook ha distribuito meriti “immeritati”.
La verità vera e documentata è una sola