Lettera aperta ad Anna Marchesiello


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Gent.ma Anna pochi giorni fa, con umiltà e garbo, hai posto un importante tema di discussione rimasto senza risposta .

La polemica sterile ha avuto il sopravvento sulla riflessione costruttiva.

Hai chiesto : “Può un Presidente del Consiglio Comunale sostenere la posizione di 12 consiglieri di maggioranza? “.

 Anche se con ritardo vorrei tentare di dare il mio contributo.

Prima di andare nel merito ritengo,però, opportuno sottolineare alcuni punti.

Il Consiglio comunale, rappresenta il massimo organo istituzionale locale.   E’ l’organo in cui è riposta la volontà popolare.

Laddove il Sindaco è espressione della maggioranza dei cittadini ,  il Consiglio nel suo insieme rappresenta la totalità dei cittadini stessi.

Nel Consiglio vi è la città nella sua interezza !!!

C’è qualcosa di sacrale in tutto questo. (Ricordo che eravamo abituati ad andare in Consiglio vestiti di giacca e cravatta. Non era  formalità ma l’espressione del doveroso rispetto dovuto a un’Assemblea sovrana.)

Se il Consiglio è organo «sovrano» , si comprende, di conseguenza, anche quale sia il ruolo e l’importanza sul piano istituzionale di chi viene chiamato a presiedere questa Assemblea.

Nel Consiglio le idee, i bisogni e gli interessi della Città s’incontrano e si scontrano in una sana dialettica maggioranza/opposizione.

Lo Statuto e il Regolamento dettano le regole del gioco per garantire il gioco democratico e un perfetto funzionamento dell’Assemblea.

 Tocca al  Presidente del Consiglio il compito di farle rispettare ed assicurare .

La sua funzione è importante e particolarmente delicata:

– assicurare la tutela delle prerogative di tutti i consiglieri, garantendo l’effettivo esercizio delle loro funzioni

– impedire che la maggioranza prevarichi la minoranza

– evitare che la minoranza impedisca alla maggioranza di deliberare

– garantire il rispetto dei principi fondamentali della civiltà e della democrazia

Si comprende subito che il Presidente, nell’esercizio delle sue funzioni, è tenuto ad osservare un comportamento «neutrale», arbitrale.

Lo Statuto comunale, infatti, prevede  che il Presidente del Consiglio deve esercitare  l’incarico con “imparzialità, equilibrio ed indipendenza”. Rispetto alla maggioranza e all’opposizione, il Presidente rappresenta una figura “terza”.

La sua funzione “è strumentale non già all’attuazione dell’indirizzo politico della maggioranza di governo, bensì al corretto funzionamento dell’organo stesso”.

Sul piano squisitamente politico, non è cosa di poco conto perché se il Consiglio funziona e lavora con serietà sui problemi, tutto torna a vantaggio della Città !!!

A questo punto, però, è  necessaria una  precisazione !

Essere arbitro, essere figura terza non significa che il Presidente non possa e debba esprimere, il suo voto sugli atti amministrativi sottoposti all’approvazione del Consiglio.

Questo è un diritto/dovere che gli deriva dall’esser consigliere comunale.

Questo, però, vale per gli atti amministrativi; di certo questo non vale nel confronto/scontro politico, soprattutto quando esso assume toni forti e non sempre civili ed esaltanti.

Rispetto agli “scontri” il Presidente dovrebbe assumere un ruolo il più defilato possibile., una posizione di “super partes”.

La terzietà, l’equilibrio e l’indipendenza contribuiscono a dare autorevolezza alla carica.

Ed è l’autorevolezza che garantisce al presidente di essere riconosciuto e, quindi, di essere ascoltato da tutti!!

L’autorevolezza non è solo un problema di prestigio personale  ma è soprattutto è un vero e proprio servizio alla Città, che ha bisogno di una voce istituzionale capace di richiamare e di esortare, di ammonire e di stimolare.

Questo vale particolarmente in una Città che vive sull’orlo di un  precipizio morale e politico; dove  sono completamente saltate le regole del vivere civile e della democrazia .

In una Città dove la politica è diventata transazione di interessi personali, dove è assente il concetto di “bene comune” , dove il confronto tra partiti è ridotto ad un poco esaltante ed incivile scambio di accuse, di offese e di contumelie, dove la dignità delle persone è continuamente  ferita e calpestata.

Una città divisa e dilaniata, piena di veleni.  Dove i problemi veri dei cittadini sono i grandi assenti dal dibattito politico. Dove invece di parlare della piscina che non c’è , delle strade sconnesse,  delle strutture sportive assenti, del degrado urbanistico, della lentezza ed inefficienza dei servizi, si parla solo delle malefatte  e della moralità degli avversari.

In questa città è necessaria una voce che si alzi al di sopra delle parti e che abbia l’autorevolezza di richiamare tutti, nessuno escluso, ai propri doveri e alle proprie responsabilità. La Città ne ha bisogno assoluto !!

Un Presidente del Consiglio autorevole perché imparziale, può svolgere questo ruolo, può, se riconosciuto, levare alta la sua voce.

A questo punto, chiedendo scusa per la lunga digressione, torno alla tua domanda e chiarisco:

La Presidente del Consiglio non ha commesso alcuna illegalità  e il suo comportamento non è assolutamente censurabile dal punto di vista puramente amministrativo.

Purtroppo, però, palesando ingenuità e scarsa consapevolezza del ruolo e della funzione ricoperta , ha commesso un grave errore istituzionale.

Ha sottoscritto un inutile manifesto di parte, di risposta ad un manifesto che l’opposizione ben avrebbe fatto a risparmiarsi.

Ci auguriamo che l’opposizione ponga al centro della sua azione politica, il cittadino e i suoi problemi e voglia in futuro riservare i manifesti alla denuncia dei tanti problemi irrisolti, lasciando a chi ne ha la competenza l’esame e il giudizio su eventuali comportamenti illeciti  delle persone.

                                LA POLITICA FACCIA LA POLITICA

Con il suo comportamento la presidente ha messo seriamente in crisi la terzietà istituzionale  che il suo ruolo impone e, quindi, la sua autorevolezza.

Ha commesso un errore istituzionale ma, credo che lo abbia fatto inconsapevolmente.

Purtroppo oggi si arriva all’amministrazione senza la dovuta “gavetta”, senza un minimo di infarinatura politica. La critico ma non mi sento di condannarla. Il mio vuole essere un contributo affinché le cose vadano meglio. Se sono stato ben inteso, sono sicuro che rifletterà su quanto accaduto.

Se c’è qualcuno da condannare è chi, in possesso di pluriennale esperienza consiliare, di un vissuto e di un’educazione politica consolidata, invece di guidare , di consigliare e di aiutare  i più giovani, invece di cogliere l’occasione per una riflessione che aiuti a migliorare e a crescere politicamente, liquida tutta la questione con affermazioni ed osservazioni banali.