A margine delle amministrative


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4 novembre 2020 San Carlo Borromeo

 

All’indomani delle recenti elezioni amministrative, a parte l’euforia (poco comprensibile nella sua scompostezza) dei vincitori e il senso di frustrazione (chiusa in se stessa, e, quindi, sterile e improduttiva) dei perdenti, non mi pare che ci sia stato un qualche tentativo di analisi del risultato. Non ho sentito di direttivi o assemblee chiamate a fare l’analisi del voto.

La cosiddetta classe politica locale fa come quel tale che sentendosi male, va dal medico, si fa prescrivere degli esami di laboratorio, fa il prelievo, ritira i risultati ma non li legge e non li analizza per cercare di capire cosa è che non va bene.

E, così, nessuna terapia viene attivata e, così, le sue condizioni di salute non migliorano e, così, purtroppo per lui, queste resteranno sempre le stesse.

Credo che i risultati del voto ci dicano alcune cose e ci pongano alcune domande .

1) L’affluenza ridotta ci dice della disaffezione dei cittadini.
Quale la causa ? Che fare ? Il problema della partecipazione popolare come momento di crescita comunitaria è un problema che interessa la classe politica?

2) Il sindaco sicuramente ha vinto (chapeau !) ma solo per una manciata di voti e, rispetto alla precedente elezione ha perso circa 5.000 voti. Cioè, 5000 persone gli hanno tolto la fiducia. Adesso, rappresenta l’intera città ma solo una metà di quelli che hanno votato (a loro volta quasi la metà degli aventi diritto al voto) lo hanno prescelto.
Dice qualche cosa questo dato? Servirà a condizionare e a indirizzare i comportamenti e gli atteggiamenti di tutti partendo dal sindaco stesso ?

3) I consensi ottenuti nel 2016 erano il frutto di un abile storytelling e di una raffinata applicazione dei principi di propaganda politica di Goebbles, mediati attraverso il grillismo (prima maniera) e il salvinismo attuale.
La facilità e l’abilità nello scrivere, ha permesso di costruire “in laboratorio” il personaggio dell’eroe onnicapace e inflessibile che combatte contro i nemici della città, incapaci, disonesti, corrotti e camorristi.

Rispetto a questa situazione, che tipo di opposizione dovrà essere fatta ?
Opposizione frontale fatta di attacchi personali e di denunce in attesa d’interventi esterni alla politica? Oppure un’opposizione squisitamente politica e non generica ma mirata e calibrata rispetto alle caratteristiche dell’avversario?

4)Il voto ci dice che, contrariamente alle elezioni del 2016, non è il candidato sindaco che ha trascinato dietro di sé le liste collegate. Al contrario.

Rispetto a questo dato, che atteggiamento assumeranno i consiglieri di maggioranza?
Gregge belante o amministratori leali e corretti ma capaci di rivendicare il proprio ruolo ed esigere il rispetto della propria dignità di persone e di eletti dal popolo ?

6) Gli assessori che sono stati nominati, certamente sono persone rispettabili e di primo ordine, ma sono consapevoli di non aver avuto un premio, o un giocattolo con cui trastullarsi, quanto piuttosto di essere stati caricati di una grande responsabilità di cui devono rendere conto ogni giorno?

Cosa faranno ? Ci sarà qualcuno capace di far capire due cose: la prima che Marcianise non è un paesino di montagna; la seconda (la più importante), che, in politica, la forma più alta di disonestà è l’incompetenza ?

7) La campagna elettorale pare che sia stata fatta solo per stabilire il sindaco e non, anche per il rinnovo del Consiglio comunale.
Perché ? Non è questo un pericoloso vulnus democratico ? Come si intende intervenire ? In particolare cosa si farà per recuperare e rivendicare l’importanza e la dignità del Consiglio comunale e dei singoli consiglieri ?

8) Il grande assente in questa campagna elettorale è stato il “pensiero”: nessuna idea, nessuna visione, nessun orizzonte, nessuna strategia per lo sviluppo della città; nessuna affermazione di principi e di valori.
Perché? Quale la causa? Quali le conseguenze? Questo stato di cose è utile per la città? Cui prodest? A chi giova?

9) Quelli che appartengono ad un partito politico, ritengono che oltre che utilizzare strumentalmente il simbolo o il logo,  debbono testimoniarne e raccontarne anche il pensiero e le idee?
Quelli che pensano di essere capi-partito, riusciranno a capire che il partito non è il pacchetto di tessere che detengono, ma un organismo democratico, luogo di discussione, aperto alla partecipazione e al confronto ?

10) Capiranno i più avveduti tra i cittadini che ognuno deve dare il proprio contributo giorno per giorno e non ci si può distrarre e interessarsi della cosa pubblica solo alla vigilia delle elezioni?

Ognuno deve fare la propria parte.

10 osservazioni con tanti interrogativi.

Mi aiutate ad analizzare meglio e a dare delle risposte ?